LA NASCITA DELLA CROCE ROSSA

Ferdinando PalascianoDurante i moti di Messina del 1848 un medico chirurgo di Capua, Ferdinando Palasciano, giovane ufficiale dell’esercito borbonico, avvertì il dovere morale di prestare le sue cure anche ai feriti nemici nonostante l’ordine tassativo dato dal generale Filangieri di non curare i ribelli siciliani.
Ciò gli valse la minaccia di essere passato per le armi ma, per intercessione di Re Ferdinando, suo amico e sostenitore, la condanna venne tramutata in un anno di carcere da scontare a Reggio Calabria. Anche durante la reclusione Palasciano continuò ad assistere i feriti napoletani che i battelli portavano da Messina. Dopo la scarcerazione si interessò ancora ai problemi di sanità militare, lottando con energia affinché venisse riconosciuta la neutralità dei feriti in guerra.
Caduta la monarchia borbonica, Palasciano poté esporreliberamente le sue idee e, in occasione del Congresso Internazionale dell’Accademia Pontaniana, svoltosi a Napoli nell’aprile del 1861, affermò:

“Bisognerebbe che tutte le Potenze belligeranti, nella Dichiarazione di Guerra, riconoscessero reciprocamente il principio di neutralità dei combattenti feriti per tutto il tempo della loro cura e che adottassero rispettivamente quello dell’aumento illimitato del personale sanitario durante tutto il.tempo della guerra.”

Con questo discorso, che ebbe una vasta eco in tutta Europa e che, tre anni più tardi, sarà alla base della Convenzione di Ginevra, Palasciano proclamò per la prima volta uno e forse il più importante dei principi fondamentali della Croce Rossa.
 

Henry DunantI principi proclamati da Palasciano presero forma grazie all’opera di Henry Dunant. Nel 1843 entra a far parte di un gruppo di giovani della Chiesa Libera. Nel 1855 fonda a Parigi l’Alleanza delle Unioni Cristiane dei Giovani (YMCA).Qualche anno più tardi si reca in Algeria per affari, si affeziona alla cultura locale, studia l’Islam e prende lezioni di arabo. Nel 1858 fonda una società cereagricola, la “Società Anonima dei Mulini di Mons Djemila”, ma non riesce ad perseguire i suoi intenti.
Dopo vari tentativi decide incontrare Napoleone III, essendo quel territorio colonia francese. Ma l’Imperatore si trova in Lombardia, alla testa dell’esercito francese in favore dell’indipendenza italiana contro gli Austriaci, comandati da Francesco Giuseppe. Quando Dunant arriva in Lombardia, è nel pieno della II Guerra d’Indipendenza Italiana, presso Solferino, il 24 giugno del 1859,e si presenta dinanzi a lui una delle battaglie più sanguinose e cruente che l’Europa abbia mai vissuto. Dunant rimane sconvolto dal numero impressionante dei feriti e dei morti, ma soprattutto dal fatto che essi vengano abbandonati a loro stessi.

“Qui si svolge una lotta corpo a corpo, orribile, spaventosa; Austriaci ed Alleati si calpestano, si scannano sui cadaveri sanguinanti, s’accoppano con il calcio dei fucili si spaccano il cranio, si sventrano con le sciabole o con le baionette; è una lotta senza quartiere, un macello, un combattimento di belve, furiose ed ebbre di sangue; anche i feriti si difendono sino all’ultimo: chi non ha più un’arma afferra l’avversario alla gola, dilaniandogliela con i denti.”

Il sole del 25 illuminò uno degli spettacoli più orrendi che si possano immaginare. Il campo di battaglia è coperto dappertutto di cadaveri; le strade, i fossati, i dirupi, le macchie, i prati sono disseminati di corpi senza vita e gli accessi di Solferino ne sono letteralmente punteggiati. Nei paesi tutto si trasforma in ospedali di fortuna: chiese, conventi, case, pubbliche piazze, cortili, strade, passeggiate.”

Impotente di fronte a queste scene di dolore e di disperazione, Dunant cerca invano medici, chirurghi e infermieri che possano alleviare le sofferenze di tanti uomini. Ma il numero dei feriti è così considerevole che è impossibile provvedervi.

“Allora si verificano scene pietose come quelle del giorno precedente, benché di genere affatto diverso; l’acqua e i viveri non mancano e nondimeno i feriti muoiono di fame e di sete; vi sono filacce in abbondanza ma non mani sufficienti per applicarle sulle ferite. E’ dunque indispensabile, bene o male, organizzare un servizio volontario.”

Cosciente, quindi che l’unica cosa da fare è quella di ricorrere alla buona volontà degli abitanti del paese, Dunant stesso si improvvisa infermiere, raduna uomini e donne, procura acqua, brodo, biancheria e bende, ritorna sui campi di battaglia per raccogliere altri feriti.
Nonostante tutto è ben consapevole dell’insufficienza dei soccorsi in rapporto alle necessità.

“Si rendono perciò necessari infermiere e infermieri volontari, diligenti, preparati, iniziati a questo compito, che, ufficialmente riconosciuti dai comandanti delle forze armate, siano agevolati ed appoggiati nell’esercizio della loro missione. Infine, in un’epoca in cui si parla tanto di progresso e di civiltà, visto che purtroppo le guerre non possono essere sempre evitate, non urge insistere perché si cerchi di prevenire o almeno mitigarne gli orrori in uno spirito d’umanità e di vera civiltà?”

Con questo proposito, dopo la fine della guerra, Dunant torna a Ginevra, ma non riesce a dimenticare quelle atrocità. Trasferisce tutta la sua amarezza, le emozioni, l’angoscia e l’impotenza provate durante quella strage in un libro: “Souvenir de Solferino”. Il suo fine è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica per la realizzazione del suo progetto: creare una Società di soccorso volontario in ogni Stato, con il compito di organizzare ed addestrare squadre per l’assistenza dei feriti in guerra. Propone che i feriti ed il personale sanitario vengano ritenuti neutrali dalle Parti belligeranti, protetti da un segno distintivo comune.
Il libro è un vero successo, ha una vasta risonanza in tutta Europa e crea immediatamente un clima favorevole alla realizzazione concreta degli ideali in esso contenuti.

Nel 1862 Dunant aderisce alla “Società ginevrina di Utilità Pubblica” ed insieme ad altri cinque cittadini svizzeri il giurista Gustave Moynier, il generale Henry Dufour e i due medici Louis Appiae Theodore Maunoir fonda una Commissione di lavoro, il “Comitato ginevrino di soccorso dei militari feriti”, precursore di quello
che diventerà il Comitato Internazionale della Croce Rossa.
Il “Comitato dei cinque” porta avanti le idee proposte da Dunant nel suo libro ed il 26 ottobre 1863 organizza, a Ginevra, una Conferenza Internazionale alla quale partecipano 18 rappresentanti di 14 Paesi che, il 29 ottobre, firmano la “Prima Carta Fondamentale”. Le dieci risoluzioni in essa contenute definiscono le funzioni ed i mezzi dei Comitati di soccorso e costituiscono l’atto di nascita del Movimento.

storia Croce Rossa, aiuto ai feritiIl conflitto che scoppia, nel febbraio 1864, tra la Prussia e la Danimarca, in occasione del quale agiscono per la prima volta le nascenti Società Nazionali di soccorso, evidenzia le difficoltà frapposte dai governi al loro operare, ostacoli che possono essere superati solo attraverso l’assunzione di un serio impegno da parte degli Stati circa la protezione da assicurare al personale ed alle strutture destinate alla cura dei feriti. Il riconoscimento ufficiale dell’attività delle Società di soccorso deve quindi avvenire mediante la conclusione di un trattato internazionale.
Il governo svizzero offre il proprio appoggio all’iniziativa convocando, l’8 agosto 1964, una Conferenza diplomatica alla quale partecipano i rappresentanti di 12 governi, compresi gli Stati Uniti. La Conferenza si conclude, il 22 agosto 1864, con l’adozione della prima “Convenzione di Ginevra per il miglioramento della sorte dei feriti in campagna”.
Il documento, composto da dieci articoli, garantisce neutralità e protezione alle ambulanze e agli ospedali militari, al personale delle équipes sanitarie e al materiale utilizzato. La protezione viene estesa anche alla popolazione civile che si adoperi per i soccorsi ai feriti.

La croce rossa su sfondo bianco viene adottata quale simbolo di protezione e neutralità riconosciuto a livello internazionale. L’emblema, privo di significato religioso, è scelto invertendo i colori federali della bandiera svizzera, in omaggio al paese ospitante. Viene stabilita, inoltre, la regola fondamentale secondo la quale “i militari feriti o malati saranno raccolti e curati, a qualunque nazione appartengano”.
La prima Convenzione di Ginevra del 1864 dettando norme atte, per quanto possibile, a rendere meno crudele la guerra e riconoscendo la dignità della persona umana e la neutralità del ferito di guerra, costituisce un passo decisivo nella storia del Diritto Internazionale Umanitario.
Nel periodo successivo all’adozione della Convenzione del 1864 e man mano che gli Stati ne ratificano il testo, vengono create numerose Società Nazionali della Croce Rossa, anche in Stati non appartenenti all’area culturale europea. La collaborazione fra le diverse Società Nazionali viene agevolata dall’organizzazione di Conferenze periodiche non istituzionalizzate alle quali prendono parte, insieme ai delegati delle Società Nazionali e del Comitato, i rappresentanti delle potenze parti alla Convenzione di Ginevra. La prima Conferenza si tiene a Parigi nel 1867, e ad essa ne seguono altre, ma ad intervalli non regolari a causa delle ricorrenti crisi belliche.

Il conflitto fra Austria e Prussia del 1866 ed ancor più la guerra del 1870 tra Francia e Prussia, mostrano i primi risultati positivi. In occasione del conflitto franco prussiano, per la prima volta nella storia militare, entra in funzione un organismo internazionale che si occupa di comunicare con le famiglie dei soldati feriti o caduti in battaglia.
Il Comitato Internazionale può inviare nei campi di prigionia, sebbene questa attività non sia ancora ufficialmente fra le sue prerogative, suoi Delegati. Infatti, sarà in occasione della IX Conferenza Internazionale di Washington del 1912 che il Comitato Internazionale viene incaricato di assicurare i soccorsi ai prigionieri di guerra mediante l’intermediazione di delegati neutrali accreditati presso i governi interessati.

Con la Convenzione di Ginevra del 1864 si fanno spazio, nel Diritto internazionale umanitario, dei principi umanitari che si affermeranno a livello internazionale. Risultano garantite le attività delle Società Nazionali di soccorso che, sotto l’emblema della croce rossa, sono destinate ad agire come servizio ausiliare della sanità delle forze armate.
Nel novembre del 1876 la Turchia, in guerra da sei mesi con la Russia, dichiarò che l’emblema con la croce rossa contrastava con le convinzioni religiose delle sue truppe e di conseguenza adottò come segno distintivo la mezzaluna rossa in campo bianco. Tale emblema venne in seguito adottato anche da numerosi paesi arabi o di predominanza musulmana.

Nel 1919 un dirigente della società nazionale della Croce Rossa Americana, Henry P. Davidson, vista l’ingente quantità di persone e mezzi utilizzati nelle attività di Croce Rossa durante la prima guerra mondiale, propose per la prima volta l’impiego di queste risorse anche in tempo di pace, ponendo le basi per la costituzione della Lega delle Società della Croce Rossa il 5 maggio 1919 a Parigi e nel 1991 prese il nome di Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa.
Nel 1923 anche la Persia adottò un terzo emblema: il leone e sole rossi su fondo bianco. In seguito alla caduta del regime degli Scià, con la costituzione della Repubblica Islamica dell’Iran, la Società Nazionale Iraniana decise di adottare l’emblema della mezzaluna rossa rinunziando al terzo simbolo.

croce rossa, mezza luna rossa, leone sole rosso, cristallo rosso

Negli anni successivi venne fatta richiesta per nuovi emblemi di riconoscimento, come la stella di Davide rossa su fondo bianco da Israele, un arco rosso su sfondo bianco a rappresentare il profilo di una moschea dall’Afghanistan , una fiamma rossa dal Siam, e molti altri a seguire, ma essi non furono mai approvati dalla Conferenza Internazionale rimarcando che l’emblema della croce rossa fosse un segno internazionale privo di alcun significato religioso, per cui era illogico sostituirlo con emblemi nazionali che in tempo di conflitto armato sono simbolo di belligeranza.
Gli emblemi di protezione ammessi sanciti con le Convenzioni di Ginevra del 1949 sono solamente tre: la croce rossa in campo bianco, la mezzaluna rossa in campo bianco, il leone e sole rosso in campo bianco, quest’ultimo oramai non più in uso.
Per porre fine alle successive controversie sull’utilizzo degli emblemi che hanno continuato a protrarsi negli anni, il movimento della Croce Rossa ha quindi sviluppato un nuovo simbolo: l’emblema del terzo protocollo, il Cristallo Rosso, all’interno del quale potranno essere inseriti i simboli locali o anche nessun simbolo. Dall’8 dicembre 2005 l’emblema del terzo protocollo è il simbolo ufficiale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa Internazionale.

Il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) ha ricevuto il premio Nobel per la pace nel 1917, nel 1944 e nel 1963, insieme alla Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (IFRCS), in occasione del centenario della Croce Rossa. Nel 1996 ha ricevuto il premio Balzan per l’umanità, la pace e la fratellanza fra i popoli.

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